Citazioni dotte

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Dopo Oliviero Beha che ha allegramente preso per il culo Ventimiglia e i Ventimigliesi rei, a suo dire, di essere un po’ troppo calabresi, ecco di nuovo il ponente in prima pagina. Di seguito il pezzo di Roberto Saviano scritto a commento dell’arresto (compiuto ad Imperia) del narcotrafficante colombiano Doménico Antonio Mancuso.


Pochi giorni fa la Guardia di Finanza ha arrestato a Imperia Doménico Antonio Mancuso, boss colombiano su cui pendeva un ordine di cattura internazionale. Mancuso non è un delinquente qualunque: è accusato di oltre 130 omicidi e altri crimini commessi quando era leader del Bloque Catatumbo delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), l’organizzazione paramilitare colombiana che, nata come forza anti-insurrezionalista, tra gli anni ’90 e 2000 si è resa responsabile dei peggiori massacri collettivi della storia del paese. Nemmeno il suo nome è un nome qualunque: Mancuso.

In Colombia questo cognome italiano rimanda immediatamente a Salvatore “El Mono” Mancuso, un tempo comandante delle AUC e signore della droga in grado di fornire tonnellate di cocaina alla ‘ndrangheta, ora rinchiuso in un carcere di massima sicurezza in Virginia (USA). A lui ho dedicato un intero capitolo – l’ottavo – nel mio ultimo libro “ZeroZeroZero”. Il padre di Mancuso era di Sapri (Sa).

Doménico Antonio è cugino del Mono Mancuso. Pare che sia stato proprio lui a sostituire El Mono al comando del Bloque Catatumbo dopo il suo arresto. In Italia era arrivato due anni fa per sfuggire a un ordine di cattura in Colombia. Al momento dell’arresto a Imperia, con lui c’era anche Gianluigi Mancuso, figlio del Mono, che dopo alcuni accertamenti è stato rilasciato. Un rilascio che ho trovato un po’ strano, come se avesse il sapore di un accordo. Del resto El Mono ha iniziato a collaborare con la giustizia americana e la prima garanzia che avrà chiesto in cambio delle sue informazioni sarà stata una sorta di immunità per i suoi figli. Ma queste sono solo mie supposizioni. Quello che resta evidente è che l’Italia è attraversata da questi poteri nel totale silenzio politico.

Doménico Antonio Mancuso era venuto in Italia perché qui sperava di trovare un rifugio sicuro per trascorrere la sua clandestinità. A Imperia viveva in un bell’appartamento e, secondo quanto riportano i giornali colombiani, pianificava anche i suoi affari: voleva comprare un hotel a 5 stelle in Europa per riciclare i proventi frutto del traffico di droga. Dalla Liguria faceva viaggi frequenti nel vicino Principato di Monaco: forse è proprio lì che il cugino del Mono pensava di aprire il suo hotel di lusso.

L’arresto di Doménico Antonio Mancuso dimostra che i criminali colombiani scelgono l’Italia come luogo per trascorrere la loro clandestinità proprio come i criminali italiani spesso scelgono la Colombia: poco più di un anno fa veniva arrestato a Bogotà il latitante Roberto “Bebè” Pannunzi, il più importante broker della droga italiano, che della Colombia aveva fatto la sua seconda casa. E’ una sorta di “interscambio criminale“. Mafiosi e narcotrafficanti ricercati sanno che in quel determinato paese potranno trovare protezione, silenzio, soldi. E sanno che al momento opportuno potranno restituire il favore. di Roberto Saviano

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Un commento su “Citazioni dotte

  1. anonimoperforza

    La cosa che fa molto pensare è che questa notizia è passata quasi in sordina.
    Se personaggi del genere vivono tranquillamente tra noi c’è da preoccuparsi seriamente.
    Se penso che qualcuno parlava pochi anni fa di criminalità minore nella nostra provincia…

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