Manitta non è un gambero

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Colpo di scena a Diano Marina.
Bruno Manitta, l’ex assessore all’arredo urbano del comune degli aranci amari, non lascia ma raddoppia.

Indagato a dicembre per falso, abuso d’ufficio e peculato e “costretto” alle dimissioni da assessore, il caro vecchio Bruno viene raggiunto in febbraio da un nuovo avviso di garanzia. Questa volta l’accusa è estorsione. Secondo gli inquirenti avrebbe accompagnato due personaggi di Torino, di origine calabrese, a un rendez vous con il gestore di un noto bar di Diano Marina. La coppia sarebbe venuta a Diano Marina per fare pressione su due dipendenti del locale che minacciavano di fare causa in caso di licenziamento.

A questo punto cosa succede?
Succede che Giacomo Chiappori chiede pubblicamente le dimissioni di Manitta anche da consigliere. Anche l’opinione pubblica (composta da due anziani, un giornalaio e una transenna grigia), all’inizio solidale con l’assessore del fare, si trova in difficoltà:

“Ok che vale la presunzione di innocenza… infatti nessuno condanna Manitta fino a sentenza definitiva, però il passo indietro sarebbe un bel segnale… un passo indietro come i gamberi, quelli di Sanremo che nel mio ristorante cucino col cognac”. Dichiara un noto ristoratore locale.

Ma Bruno Manitta decide che i gamberi gli sono indigesti e che la sua avventura a Masterchef non deve finire qui, così torna in consiglio comunale e invece di rassegnare le auspicate dimissioni fonda un nuovo gruppo consiliare dal nome taumaturgico: “Diano può cambiare… in peggio”.

Uniche adesioni la sua e quella della scopa di saggina della sala consiliare… la paletta si è astenuta.

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