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Quanto costa indagare sul porto più bello del Mediterraneo? Marco Preve sul suo blog “Trenette e Mattoni” fa i conti in tasca ai due commissari giudiziali e non solo.

L’ultima casta nutrita dai Tribunali

Nella melmosa vicenda del porto di Imperia dove tra colpi proibiti, resurrezioni di politici coglionati che si ergono a censori, vecchi e nuovi rancori, il retroscena che mi ha lasciato letteralmente basito è contenuto nell’elenco delle consulenze della Porto di Imperia spa nella sua breve ma travagliata vita.

La cifra più consistente, in grado di battere anche i tempi Audi e giornalisti di Carlo Conti, è rappresentata da quel: 1 milione e 600 mila euro riconosciuta dal Tribunale ai due professionisti torinesi nominati commissari giudiziali. Sono, in sostanza, i consulenti del Tribunale incaricati di verificare la regolarità e la tenuta del piano concordatario predisposto dall’attuale amministratore unico Giuseppe Argirò (36 mila euro di compenso annuo). Un lavoro che dovrebbe durare qualche mese.

I due commissari sono l’avvocato Stefano Ambrosini e il commercialista Filiberto Ferrari Loranti e naturalmente sono tra i migliori e più seri nel loro campo. Come lo è il commercialista genovese Dante Benzi Amministratore giudiziario della Porto spa nel 2012 nominato pure lui dal tribunale con un compenso, per cinque mesi di lavoro, pari a 351 mila euro.

Quel che non è serio è un sistema che, mentre in Italia a causa della crisi i salari sono bloccati e spesso vengono decurtati, mentre tanti professionisti in tutti i campi accettano di limare o dilatare le loro parcelle, consente che le tariffe giudiziarie restino sfacciatamente inalterate. Parlando con presidenti e cancellieri di tribunali mi sono sentito spiegare che ci sono parametri obbligatori che vanno in base al fatturato della società. Ne sono convinto. Così come sono certo che, quando ha voluto, la magistratura, nelle sue forme associative, dall’Anm a Magistratura Democratica, ha saputo e voluto incidere nella nostra società contribuendo a cambiare pessime abitudini. Sarebbe bello che lo facesse anche per aggiornare alle difficoltà dei tempi odierni le tariffe dei suoi consulenti. Se non altro per non dare l’impressione che esista una casta amica, quella dei curatori fallimentari e commissari giudiziali che, tra l’altro, paradossalmente, in una situazione di difficoltà economica sempre più grave, avrà sempre maggiori occasioni di lavoro e quindi di guadagno.

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