Sagre

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Chi di voi non ha pasteggiato ad una sagra almeno una decina di volte nella sua vita. Chi di voi non ha fatto ore di coda dietro ad attempati ballerini di liscio provvisti di vassoio umidiccio e posate usa e getta. Le sagre in Italia sono così importanti che hanno anche una voce su Wikipedia:

Il termine sagra ha origine latina, di derivazione dall’aggettivo sacrum (“sacro”). Similarmente, l’origine del termine festa è latina: viene da festum (“ricorrenza sacra”, al plurale festa), che appartiene allo stesso ceppo semantico di feriae (“tempo festivo”).

Una tradizione così radicata ed apprezzata che è praticamente impossibile, d’estate, trovare una serata senza una sagra. Da quella delle “trenette al pesto” a quella delle rostelle… poi quella delle braciole, quella delle “penne tricolore”, quella delle “penne tricolore leggermente piccanti” e quella dei “tovaglioli piegati in senso antiorario”.

800 e fischia tipologie di sagra dai nomi più disparati… ma sempre con gli stessi prodotti.
Le rostelle della sagra delle rostelle sono le stesse che puoi ordinare alla sagra del “pane bruciacchiato” o a quella degli “spaghetti con poco sala nell’acqua”. Anche i “cuochi” sono sovente gli stessi, costretti ad estenuanti e interminabili turni dietro ai fornelli. Una settimana col grembiule dei donatori di sangue, l’altra con la t-shirt della pro loco “Via Roma – angolo via dei Partigiani”. Una volta democratici, un’altra volta tesserati dell’associazione “Picchia un politico a random”. Il sig. Russo, ad esempio, cuoce braciole in 7 sagre diverse da 25 anni. Le cuoce sempre allo stesso modo ma quando le prepara alla “sagra delle braciole” gli fanno un sacco di complimenti.

Quindi da dove nasce l’appeal di una sagra… dal rapporto qualità/prezzo?
Non più. Alle sagre italiche (e dianesi nello specifico) la convenienza non partecipa. Vini di dubbia qualità a prezzi da enoteca, caffé più americani che napoletani, ammazzacaffè denunciati al tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità.

Le sagre non convengono più e la loro diffusione a macchia d’olio (e conseguente perdità di autenticità enogastronomica) ha creato non poche polemiche soprattutto tra gli esercenti. Le sagre si sono trasformate in vere e proprie attività di somministrazione che producono utili, grazie a vantaggi fiscali e previdenziali. Ristoranti temporanei allestiti in spazi pubblici.

Ogni estate, in Italia, si svolgono oltre 32.000 sagre (in media 4 per ogni comune), per un fatturato di circa 700 milioni di euro e un totale di 250.000 giornate di attività. 8 sagre su 10 si svolgono tra giugno e settembre, con una durata maggiore grazie alla bella stagione e quindi con una copertura oraria pari al 90% del totale annuo e un fatturato oltre i 500 milioni di euro.

Questi i numeri. Ma negli ultimi mesi le associazioni di categoria sono insorte, da nord a sud, chiedendo una drastica regolamentazione del fenomeno. Anche a San Bartolomeo al Mare dove l’amministrazione, per venire incontro alle sollecitazioni degli esercenti locali, ha vietato le sagre a cavallo del Ferragosto.

“In medio stat virtus” dicevano gli antichi… ma sono tutti morti.

PICCOLA MAPPA DELLA PROTESTA

TOSCANA | VENETO | BASILICATA | VALLE d’AOSTA | UMBRIA | EMILIA ROMAGNALOMBARDIA | PIEMONTE

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