C’è dell’Acquamarcia ad Imperia (reprise)

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E’ un po’ che non ci si sente anche perchè questo blog ha l’invidiabile primato del più alto rapporto post/querele. Nell’attesa di una condanna definitiva e conseguente sculacciamento ecco la maxi inchiesta sul portobello di Imperia realizzata dal quotidiano “La Repubblica” (che ha più soldi e avvocati del sottoscritto, ndr).

Doveva diventare il più grande scalo da diporto del Mediterraneo con oltre 1400 posti barca. Ma, a sei anni dalla prima pietra, tutto è fermo. Due inchieste con reati pesanti: associazione a delinquere, turbativa d’asta e truffa. Nel mirino, un gruppo di potere politico imprenditoriale che fa capo al ministro e al costruttore.

Claudio Scajola lo aveva annunciato come il più grande scalo diportistico del Mediterraneo grazie ai suoi 1400 posti barca. Ma sei anni dopo la posa della prima pietra il porto di Imperia si è trasformato per l’ex ministro e per uno dei più grossi costruttori italiani, Francesco Bellavista Caltagirone, in una infida palude. Per il suo casellario giudiziario e per la sua immagine pubblica visto che il cantiere è fermo a metà e molti acquirenti si son già rivolti agli avvocati.

Sul primo gravano due inchieste della procura e della polizia postale imperiese. La prima ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Tra i primi sei indagati ci sono Claudio Scajola, indicato come il promotore (sua moglie e sua sorella hanno acquistato posti barca scontati) e il costruttore B. Caltagirone. Secondo i pm Maria Antonia di Lazzaro e Alessandro Bogliolo, coordinati dal procuratore capo Giuseppa Geremia, un gruppo di potere politico imprenditoriale avrebbe pilotato la concessione di un bene demaniale ad un gruppo di costruttori amici bypassando gare ed appalti che avrebbero dovuto avere invece un bando addirittura europeo. Nel 2005 la Porto di Imperia è costituita dal Comune al 48% e da imprenditori locali al 52%. Il 29 luglio i privati cedono un 4% che consente l’ingresso di Acquamarcia di Bellavista Caltagirone e subito dopo una ricapitalizzazione che suddivide la Porto di Imperia in tre azionisti con il 33%, Comune, imprenditori locali (Imperia Sviluppo) e Acquamare di Caltagirone. Acquamare diventa contraente dell’opera che deve realizzare in cambio di un 70% della struttura secondo quanto previsto da un contratto di permuta, e invece ecco un successivo subappalto alla società Peschiera Edilizia (sempre legata ad Acquamarcia) che a sua volta assegna i lavori ad altre due imprese la Sielt e la Euroappalti. La prima parte di queste operazioni erano state oggetto di un dettagliato esposto da parte dell’opposizione consigliare del Pd (Paolo Verda e Giuseppe Zagarella) all’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici. Nella sua risposta del giugno 2006, l’Autorithy non rilevava violazioni. Ma oggi il funzionario che firmò quel parere compare tra gli indagati della seconda tranche d’inchiesta e si tratta di Donato Carlea potente provveditore delle opere pubbliche per il Lazio.

Questo secondo filone che ipotizza la truffa registra una dozzina di indagati e ha visto finire in carcere Bellavista Caltagirone e Carlo Conti, ex direttore di porto Imperia spa, mentre due manager di Acquamarcia sono stati mandati ai domiciliari. Il costruttore romano avrebbe gonfiato i costi di costruzione di oltre cento milioni di euro in modo da giustificare quella permuta che alcuni degli stessi indagati definiscono scandalosa.

Le intercettazioni raccontano di pressioni e influenze del costruttore e dei fedelissimi di Scajola sul Comune e gli amministratori. Nei giorni scorsi il sindaco Paolo Strescino (Pdl ex An) ha scaricato gli assessori Pdl per formare una giunta tecnica e tentare di proseguire la realizzazione del porto il cui cantiere, a parte le banchine, versa in uno stato di abbandono. Strescino ha anche preso le distanze dagli uomini dell’ex ministro, in primis l’ex vicesindaco Rodolfo Leone: “Io con quelli non voglio più avere niente a che fare”.

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3 commenti su “C’è dell’Acquamarcia ad Imperia (reprise)

  1. francesco

    una situazione assurda, caltagirone comandava a bacchetta e ora tutti fanno finta di non sapere e nn ricordare.

  2. Luciano

    In una telefonata dell’8 settembre tra Carlo Conti e Claudio Scajola si parla di Paolo Strescino e Conti dice di aver saputo del disastro commesso dal sindaco Paolo Strescino a causa del suo discorso tenuto all’inaugurazione della manifestazione Le Vele d’epoca. Nei giorni precedenti infatti ci sono state altre due telefonate tra Conti e Scajola in cui l’ex ministro chiedeva di dire al sindaco di fare un accenno al suo nome durante il discorso di inaugurazione della manifestazione mettendolo in rilievo e di organizzare per far partire un bell’applauso.

    Claudio Scajola: “Hai visto l’affare del sindaco è un disastro quello che ha fatto sto testa di cazzo qua….ho visto il video lui ha detto: ringrazio anche gli onorevoli presenti Boscetto, Chiappori, Minasso e Scajola che è dovuto andare a Roma…era meglio che non mi citasse una merda così perchè un aggettivo lo poteva mettere no?…ho sentito il testo dell’intervento non dice un cazzo sul porto dice la ristrutturazione del porto…ristrutturazione del porto..ma è cretino questo qui

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