David Copperfield a Diano Marina

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Ieri mi chiama Edoardo Sanguineti e mi dice:
“Guarda che ho sentito una storia che David Copperfield gli fa una pippa!”.
Mi scende subito una lacrimuccia ripensando alla storia di quel povero orfanello maltrattato, che mantiene i propri valori morali. Stappo una bottiglia di Dolcetto di Dogliani, prendo dei pop corn, affondo il sedere nella poltrona e mi faccio raccontare la storia…

DAVID COPPERFIELD A DIANO MARINA di Edoardo Sanguineti
Se mi accadrà di essere io stesso l’eroe della mia vita o se questa parte verrà sostenuta da qualche altro, lo diranno queste pagine. Per iniziare la mia vita proprio dal principio, ricorderò che nacqui (cosí mi hanno informato e cosí credo) un venerdí, a mezzanotte, in una fornace della bassa brianza. Si notò che il martello del fabbro prese a battere e io a strillare, simultaneamente.
Tenuto conto del giorno e dell’ora della mia nascita, il fabbro, e certi garzoni che s’erano vivamente interessate di me vari mesi prima che ci fosse possibilità alcuna che facessimo una personale conoscenza, dichiararono – primo – ch’ero destinato nella mia vita alla sventura
Sono David Copperfield, un grigio prefabbricato ottagonale orfano dalla nascita per anni dimenticato in un ex campo sportivo fuori Monza, nell’inospitale e plumbea brianza.

Poi un giorno la lieta novella.
Arrivò il grasso custode e mi disse “David, qualcuno è venuto a prenderti per portarti via, al caldo, in un posto dove teoricamente non piove mai… eccetto quest’anno”
Simulai un salto di gioia. Ero il prefabbricato grigio più felice del mondo, dopo anni di solitudine la mia vita sarebbe cambiata, avrei finalmente avuto una famiglia tutta mia ed un posto al sole… una caldo sole rivierasco.
La curiosità m’agitava i bulloni. Nel mentre il custode mi ripuliva dalle ragnatele con una scopa di saggina. Era notte e c’erano le stelle (e i cacciaviti a stella).

Passarono alcuni giorni. Il grasso custode aveva lasciato la scopa appoggiata alla porta e la pioggia, incessante, l’aveva inzuppata per bene.
Poi una mattina di Marzo ecco “papà”.
Mio “papà” era il titolare di un’impresa di costruzioni rivierasca, aveva gli occhi dolci e il sorriso rassicurante. Mi squadrò da testa a piedi poi sentenziò “Si, è quello che vuole la mamma”
Piansi grasso per alcuni minuti, poi papà mi caricò sul camion e partimmo.
Durante il viaggio papà mi confidò “Sai, io e la mamma ci amiamo ma non siamo proprio marito e moglie… forse un giorno lo saremo ma tu non ti devi preoccupare, io e la mamma ti vorremo sempre bene perchè tu sei il nostro prefabbricato grigio preferito”.

Giungemmo in riviera sul far della sera, la mamma era li ad aspettarci in compagnia di un signore pelato e barbuto di nome Angelo. Papà non baciò subito la mamma, probabilmente il signor Angelo lo metteva in soggezione.
Fui montato in un baleno, vicino ad una chiesa e soprattutto a due passi dal mare.
La mia vita era cambiata… per sempre? Di certo fino a settembre.

PS: Mamma e papà li vedo poco. La mamma solo sui giornali, papà solo quando si svita qualche bullone. Ma la mia vita comunque è cambiata, ho una mamma e un papà, il sole e soprattutto ho l’amore.

PPS: Non tutti mi amano, questi ad esempio dicono che sono brutto ma qui da me comandano la mamma e il signor Angelo. Poi papà ha detto che i bulloni sono tutti avvitati.

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4 commenti su “David Copperfield a Diano Marina

  1. Lorenzo Peruzzo

    Ciao a tutti e bentornati online.
    Siete appena tornati e il brixton torna a chiedervi un favore.
    Sabato organizziamo la nostra 16° Festa Popolare di Resistenza all’auditorium Simonetti di Alassio, presso parco San Rocco. Momento clou della manifestazione è il concerto dei Gang durante il pomeriggio.
    Tutto è indicato sul sito che vi ho linkato, posso chiederVi di aiutarce a pubblicizzare l’evento?

    Oltretutto Melgrati ha deciso di toglierci Piazza Partigiani e relegarci in tale posto, molto scomodo.
    Comunque vada vi ringrazio tantissimo, se non altro per quello che con coraggio fate da anni, facendoci sorridere e, soprattutto, pensare.
    un abbraccio
    Lorenzo Peruzzo

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