Maricoltura

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La sinistra su una cosa è coesa: il no.
No su tutto, a priori, un po’ come Beppe Grillo che a suon di no è diventato ricco e famoso (chiedere a Piero Ricca). Un po’ come i Verdi, ecologisti da scrivania, sempre pronti ad ergersi a paladini di chissà quale ecosostenibilità per quattro righe in quarta pagina.

Vedere la storia della maricoltura ad Imperia: Una sedicente biologa marina scrive a Beppe Grillo dopo aver visto il suo spettacolo RESET e critica il progetto di maricoltura al largo di Capo Berta a suo dire dannoso ed inutile… cinque anni di progetti, studi e rilievi buttati nel cesso. Si, perché il progetto non è di ieri! E nemmeno di ieri l’altro…

E dopo cinque anni di progetti, studi e rilievi, a trenta giorni dall’approvazione del progetto in Regione la sinistra e il sindacato (CGIL) leggono la lettera della sedicente biologa e si accorgono che quel progetto forse non va più bene. E dopo cinque anni di progetti, studi e rilievi ed a trenta giorni dall’approvazione in Regione la Badano domanda “Vorrei sapere se il Comune abbia o meno l’intenzione di chiedere la valutazione di impatto ambientale”. E dopo cinque anni di progetti, studi e rilievi, silenzi-assensi a trenta giorni dall’approvazione in Regione e dopo un’illuminante question time della Gabriella si scopre che il parere di una sedicente biologa marina vale più di quello di dieci biologi marini e di un’università.

Ma analizziamo alcuni passaggi della missiva in questione:
La suddetta signora nella sua lettera scrive “progetto portato avanti da un Istituto professionale Imperiese, da una società dal nome fiabesco “Imperia Mare Blu”…
L’Imperia Mare Blu è una cooperativa composta da:

  • Imperia Punto Blu – la cooperativa dei pescatori
  • L’Ipsia – la scuola che ha realizzato il progetto
  • La cooperativa “La Speranza”

Non quindi barbari speculatori ma indigeni interessati al buon esito del progetto.

E continua

“…In Liguria esistono altri allevamenti di pesci e complessivamente queste strutture sono inferiori alle 18 gabbie che verrebbero installate nella sola Imperia. Pertanto Imperia ospiterà più gabbie per allevamento pesci che tutta la Liguria nella sua complessità. L’altro problema che più mi stà a cuore è: quanto cagano questi pesci”
In Liguria sono presenti:

  • un impianto di miticoltura (produzione tremila tonnellate l’anno)
  • Due impianto di itticoltura: uno a La Spezia, all’avanguardia in-shore per l’allevamento di orate e branzini (76 vasche, 500 tonnellate l’anno) l’altro ad Alassio (diecimila metri cubi di cubatura)
  • e.p.c. In Toscana vengono prodotte in allevamento 4200 tonnellate di pesce e non credo la toscana sia ricoperta di merda.

Ed aggiunge “I pesci d’allevamento vengono nutriti con mangini la cui composizione farebbe rabbrividire anche il peggior allevatore di mucche pazze con conseguenze devastanti anche sulla catena alimentare marina”
Forse non tutti sanno che… gli impianti di maricoltura di La Spezia sono all’avanguardia perché oltre ad utilizzare mangimi certificati di alta qualità, dispongono di nuovi sistemi per l’ossigenazione delle acque e per il controllo dei parametri fisico-chimici spesso gestiti da programmi computerizzati alquanto sofisticati. Perchè fasciarsi la testa prima di rompersela…

E conclude “assunto che la corrente marina va da Levante a Ponente tutta Imperia e la vicina San Lorenzo sarebbero invase da merda chimica di pesci di allevamento. Pertanto noi fra qualche anno porteremo i nostri bambini a fare il bagno in un mare di m. La spiaggia della Marina, del Prino, della Torretta di Prarola, di Barbarossa e di San Lorenzo diventerebbe impraticabili”
La signora ha forse mai calcolato il contributo di merda umano… quello suo, del marito, dei figli e di tutti quelli che almeno una volta al giorno defecano giulivi nei water-closet ponentini?

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