Aperitivi

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Ci siamo. Ci siamo quasi. L’autunno sta finendo. L’inverno freddo scende dal nord. Il lupo siberiano prende il posto del berbero algerino. Sempre più bisognosi di calore, di tepore, di colori tenui e vivi. Seduti. Seduti intorno ad un tavolo. Sempre più rivolti alle osterie, alle ribotte non disdegniamo l’arte del bacco, del tabacco e dei locali alla moda.

L’importante é che il bicchiere sia sempre rabboccabile. Non importa dove partire, non importa dove arrivare, conta frequentare. Il NoName: lontano lontano. Una piazza in una stanza. Sgabelli. Ma chi si sente oppresso può ammirare il mare d’in mezzo alla strada della foce di Porto sorseggiando l’aperitivo. E poi di corsa al Guernica (o Guernika alla basca) a mangiare tutto tranne l’ovvio, in una grotta dove si affollano i piaceri ed a volte i dispiaceri.

Contromano in via Cascione si prosegue in ordine sparso per arrivare in piazza Dante. Una volta era la stazione FS ed il Jazz! Ora non più o forse non ancora (mai dire mai, Bond). Giriamo a destra verso il Porto d’Oneglia. Prima tappa il bar Le Volte (a volte l’ultima se se magna pure a cena). Calma, ci vuole molta calma e tanta pazienza se si vuole assaporare un poco di tranquillità e sapore che immancabilmente arriva.

Ora dove? All’Enoteca!!! Nei vicoli. Seduti al bancone sorseggiando un amarone. Un passo per assaporare l’idea di una volta. E dove? Al Caffé del Porto. Sempre affollato. Dove non sai mai cosa hai chiesto ma OK. Tanta folla tante parole. Bla bla e ti ritrovi a chiacchierare non sai con chi e di che cosa. Sempre gente per addirittura all’addiaccio seduta a sfidare la gru ed il vento che ti sega la fronte. Freddo serve più calore? Più intimità? Un salto lungo. Lungo Capo Berta e… e…

In fondo prima di Diano. Svoltate a sinistra direzione Diano Castello. Lungo la salita dove si pattinava… e ancora su fino all’Osteria di Castello. Per cene a lume di candela mangiando friscioi e friscioi. E poi? Poi c’é La Pinta. L’Irlanda. Un covo dove dimenticare le fatiche dell’esistenza giocando a calcio balilla.

Poi Cervo? Chi è costui? Cervo é il borgo. Prima si fa base al Cit Paris per il future look, l’avvenirismo, il biliardo. Oppure al B.M. per la solitudine accompagnata al bianco colorato ed al suono lento e quieto che tanto piace alle donne. E dopo in cima a Cervo, lungo le curve della vita in mezzo agli ulivi ed al loro verde aspro.

Il parcheggio? Dove andare? Al Borgo Antico. 2m per 2m di comodità. L’arte in vendita. Le bottiglie appese al soffitto non cadono mai. Ti senti sospeso. Damocle ti osserva. Il San Giorgino. Sembra una via dell’Albaycin a Granada. Ma vino di qualità ed ingegneri enologi al servizio. Il ponente si fa intravedere ma sfugge se non sai cogliere San Giuseppe. Giù!! Giù!!! a capofitto in piazza della chiesa. Al Mediterraneo. I tavoli sulla piazza. Seduto vedi il mare pendere. Pende non solo la torre. Anche il mare. Il mare piatto e calmo. Torte dolci e salate. Quadri e vestiti mescolano il colore estivo ed il suono africano. di L.P.

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