Livio Sebastiani, pittore

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Coda di cavallo ‘sale e pepe’, baffetti ‘da sparviero’, un fisico longilineo ed asciutto per ottantacinque anni portati magnificamente che compirà il prossimo febbraio, e si stenta a crederlo. Livio Sebastiani, poliedrico artista nonché Cavaliere della Repubblica dal 1986, è attivissimo ed esuberante come un ragazzino. Nato nel 1921 a Porto Maurizio “ma non posso certo considerarmi ‘portorino DOC’ giacché mio padre era abruzzese e mia madre napoletana”. Nella sua lunga vita ha davvero fatto di tutto e di più.

Da Tavole in Valle Prino, dove risiede con la famiglia, scappa di casa a quattordici anni e se ne va a Savona in bicicletta. Prontamente riportato a casa, si barcamena con diversi lavoretti, poi arriva la guerra, è partigiano e alla fine del conflitto, nel ’45, gli viene offerto un lavoro presso il comune che egli accetta, ma a malincuore. E’ una vita troppo monotona e ripetitiva e i soldi sono sempre troppo pochi. Così decide di andar per mare e il suo primo imbarco è sulla Ugolino Vivaldi come mozzo, cui segue quello sulla Neptunia come elettricista. Sul Neptunia comincia anche la sua carriera, sempre da autodidatta, di bassista e batterista nell’orchestrina di bordo. Quando passa poi ai grandi bastimenti che portano gli emigranti in Africa, Sud Africa e Australia, Livio incontra quello che è ancora oggi uno dei grandi amori della sua vita: il sax. Ne possiede tre: contralto, soprano e tenore.

E con essi si esibisce ancora oggi, spesso e volentieri, nella banda d’Alassio e in quella di Daino Marina. Ma torniamo alle navi. Dopo dieci anni, anche questa vita comincia a stargli stretta e, rientrato in provincia d’Imperia, questa volta si improvvisa, sempre con successo, carrozziere. Un altro lavoro che non durerà però oltre i dieci anni. E poi ancora lavoretti di ogni genere senza mai dimenticare l’altra grande passione della sua vita: la pittura. Sebastiani dipinge ad olio ed unicamente ritratti. Pochi sanno che un suo dipinto raffigurante la Principessa di Monaco, Grace Kelly, è esposto in un salone all’interno della reggia del Principato e che per questo suo dono a Ranieri, il Sovrano gli fece pervenire nel luglio del1987, tramite l’allora console del Principato di Ventimiglia, Fiorenzo Squarciafichi, una calorosa e commossa lettera di ringraziamento che Livio conserva con orgoglio.

Un’altra sua opera, delle dimensioni di tre metri per due, riproducente uno spaccato di vita partigiana, è in bella mostra all’Istituto Storico della Resistenza di Imperia e Livio ancora conserva l’articolo del Secolo XIX dell’11 gennaio 1986. L’artista tiene ancora oggi lezioni di pittura a olio per i comuni di Cervo e Diano Arentino, dove risiede. Singolare il fatto che egli insegni gratuitamente pur vivendo di una pensione minima. Fortunatamente vive bene con la sua arte. Un suo ritratto adorna una delle sale di Palazzo Viale, recentemente inaugurato a Cervo. di Viviana Spada

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