Matteo da Genova

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Siamo partiti nel pomeriggio e quella che incontriamo sul far della sera è una Genova infreddolita, battuta dalla tramontana, una città da cartolina romantica, la gloriosa repubblica marinara, la terra del testardo Colombo, luogo affascinante all’interno del quale cultura e degrado coesistono ed interagiscono creando le atmosfere che De Andrè raccolse e trasformò in poesia.

Camminiamo tra i carruggi del centro storico con la speranza di incontrare Matteo.
Lo troviamo nel suo atelier di via San Luca angolo via Prè. Ha la barba incolta ed i capelli (pochi) increspati. La sigaretta tra labbra e malinconia. Ci fa accomodare e ci offre del vino, accettiamo volentieri. Lo ricordavamo così, trasandato ed alticcio, e così lo ritroviamo.
Tutto era nato una notte di Dicembre di quattro anni fa.
Sorseggiavamo una giusta Peroni da 66 cl, lui entrò all’interno dell’autovettura accomodandosi silenziosamente sui sedili posteriori. L’atmosfera cupa del momento fu subito pervasa da un aroma di festa. Era entrato Matteo, era entrata la genialità di un uomo semplice, e la semplicità era la sua originalità. Ci parla e con il movimento lento della mano da il tempo alla conversazione.

Le sue ubriache parole scorrono veloci e con loro il vino. Siamo alla terza bottiglia. E quando la sua bocca si ferma sono i suoi occhi lucidi, la sua fronte alta, il suo volto scolpito che ci intrattengono, ogni parte del suo corpo comunica con noi, ogni espressione del suo viso ha una storia da raccontarci. Noi beviamo ed ascoltiamo con ammirazione.
“Ma quante ne sai ? Raccontane altre…”(Cfr. Nomadi). La musica dolcissima di Nino D’Angelo fa da sottofondo alle nostre conversazioni. E’ un po’ come nel Medioevo: tavolate inondate dal vino, menestrelli mai stanchi di tessere nuove trame. Matteo è il trovatore del duemila, avvinazzato burattinaio di parole, cantastorie bislacco.

Come quella volta che, infausto giorno, ha prestato soccorso al carro attrezzi dell’A.C.I. ed ha tirato fuori dal nulla una tanica di gasolio da cinquanta litri, ecco il jolly che non ti aspetti. Oppure quando, all’apice del solidarismo dona istanti di felicità alle capinere parcheggiate ai bordi della notte. Nel prosaico mondo moderno, fatto di chip e Ciop, Matteo dispensa frammenti di autenticità. Ne è assolutamente inconsapevole, come lo sono i grandi o gli dei.

La luce della sera accarezza il volto scavato di Matteo: è il momento di partire, di lasciare questo piccolo angolo di consapevolezza. Ma non ce ne andiamo a mani vuote: con noi la saggezza, l’equilibrio, mezzo pollo e chili di nostalgia. L’appuntamento è sulla strada al lume dei lampioni tra un pneumatico e un fanale. Matteo sarà li pronto a regalarti una briciola del suo mondo. GRAZIE MATTEO !!!

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