Confessioni di un malandrino

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ISOLA DI SANT’ELENA: E’ trascorso ormai un anno e mezzo da quel nefasto giorno di giugno. L’estate era alle porte, Berlusconi e d’Alema (ma si scrive così?) a “Porta a Porta”, e tutti i cittadini italiani, diligenti e scrupolosi, affollavano le urne per eleggere i loro rappresentanti alle Camere europee.

Tutto questo accadeva anche nel “piccolo borgo addormentato”, dove si votava anche per il rinnovo del Consiglio Comunale e per l’elezione del nuovo Sindaco. La campagna elettorale si era svolta in un clima disteso e collaborativi, con scambi di opinione sani ed intelligenti, ed ambo le parti contrapposte si erano presentate alle consultazioni trepidanti ma fiduciose nei meccanismi ineccepibili delle istituzioni italiane.

Erano circolate voci sorprendenti: qualcuno sosteneva di aver visto i due capigruppo a cena insieme, impegnati ad intonare, con voce stentorea, “la società dei Magnaccioni”, l’inno di ogni convivio innaffiato da sorrisi e vino sincero. Era un bel clima, un gran bel clima. I cervesi sfilavano, come formichine scrupolose, davanti alle urne, depositando le loro schede inconsapevoli della minaccia incombente su di loro.

A quei tempi occupavo un posto di responsabilità all’interno del seggio, prima che la sventura mi trascinasse nel baratro di questo sordido esilio. Non dirò quale fosse la mia mansione, dirò solo che i miei privilegi erano tali che potevo fumarmi una sigaretta ogniqualvolta lo desiderassi: peccato…io non fumo sigarette. accecato forse dal demone dell’onnipotenza, antica bramosia umana mai soddisfatta, commisi il turpe misfatto.

Possa Giovanni Leone perdonare il mio gesto inconsulto! Forzai le leggi di questo stato, violentai la Costituzione in nome del mio delirio di gloria. Annientai, in un solo maledetto istante, la democrazia, madre di tutti i sistemi politici. Il rimorso tormenta ancora il mio animo scosso: da queste terre lontane in cui sono confinate CHIEDO umilmente perdono a tutti i cervesi.

Che il mio esempio possa essere di monito per i giovani, ma anche per qualcuno un po’ più avanti negli anni, ma non troppo.
Dimenticavo: da un anno e mezzo non porto più orologi al polso. Un bel peso in meno. di Mombo ’74

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